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Semplice · Complicato · Complesso

Tre parole che si somigliano, ma che appartengono a tre modi di pensare diversi.

La differenza tra semplice, complicato e complesso sembra piccola, ma contribuisce a determinare come pensiamo ai problemi nella cura e quali metodi vi si addicono.

Semplice è ciò che nelle lezioni di fisica delle scuole superiori era ancora facile da abbracciare con lo sguardo. Se si spinge un blocco, si muove; se lo si spinge più forte, si muove più in fretta. Se si apre un rubinetto, l'acqua scorre. Causa ed effetto sono chiari e collegati in modo approssimativamente lineare: più dell'uno produce più dell'altro.

Complicato è un orologio, un aereo o un motore diesel: molte parti, ma prevedibili per chi conosce le regole. Si può smontare l'insieme, studiarne ogni parte e rimontarlo senza che la logica vada perduta. Qui il tutto è la somma delle parti, e causa ed effetto restano in linea di principio rintracciabili.

Complesso è di un altro ordine. Anche qui le parti sono molte, ma si influenzano a vicenda in modi non lineari, e da questa interazione nascono proprietà che non si possono prevedere dalla somma delle parti. Esempi sono una formica in un formicaio, un neurone in un'area cerebrale o una persona in un sistema sociale. Chi smonta un sistema simile si ritrova tra le mani qualcosa che non è più vivo.

Che cosa significa per la psicologia

Van der Maas (2024) colloca chiaramente la psicologia nella terza categoria. Una reazione di paura può portare alla fuga, ma anche all'attacco. Se uno stimolo venga vissuto come minaccioso dipende dal contesto, dallo stato della persona e dalla sua storia, e può perfino variare da un secondo all'altro. Una situazione tranquilla può inoltre sfociare improvvisamente nel panico, senza che lo stimolo stesso sia cambiato in modo sostanziale.

"In psicologia le relazioni di causa ed effetto sono raramente semplici, e gli effetti sono spesso non lineari." (Van der Maas, 2024)

Questo ha delle conseguenze. Nei servizi di salute mentale abbiamo sviluppato molti metodi diagnostici e di trattamento che presuppongono implicitamente un modello complicato: come se potessimo affrontare le componenti separatamente e la somma degli interventi portasse da sé alla guarigione. Per alcuni problemi questo funziona ragionevolmente. Per molti altri, come la depressione, l'ansia, i problemi di personalità, i disturbi alimentari e le dipendenze, sembra funzionare solo in parte. A nostro avviso ciò non dipende tanto dalla qualità dei metodi quanto dal tipo di sistema che trattiamo: un sistema complesso e non complicato.

Altri metodi per un altro tipo di sistema

Lavorare con sistemi complessi richiede altri metodi: misurare i pattern nel tempo, riconoscere le transizioni, includere il contesto come parte naturale del trattamento e accettare che sperimentare e correggere la rotta non sono segni di scarsa professionalità, ma di un modo adeguato di rapportarsi a un sistema che non si lascia sezionare.

Fare questa distinzione è anche una forma di modestia professionale. Non deve portare allo sconforto: un sistema complesso possiamo senz'altro influenzarlo, solo non prevederlo o guidarlo come un sistema complicato. È, con un pizzico di ironia, lavorare con un sistema che risponde.